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mercoledì 11 settembre 2013



Passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». (Vangelo secondo Giovanni)

Questo è, per me, uno dei passi più energetici e motivanti di tutto il Vangelo. Considero le iniquità, i punti di partenza differenti, le sperequazioni… un’opportunità.
Pari opportunità non significa stesso punto di partenza ma far sì che il punto di partenza non sia una condanna…

Spesso le persone (me compreso), di fronte ad eventi palesemente ingiusti, si chiedono: ma se Dio esiste perché permette tutto questo?
Ogni tanto mi piacerebbe che un intervento dall’alto sistemasse le cose: facesse sgorgare acqua dove si muore di sete, facesse piovere pane dove si muore di fame, sciogliesse la canna di un fucile prima di sparare, bloccasse una mano prima di una sberla ma anche consolasse dove c’è un dolore, curasse dove c’è una malattia.
Poi penso che un Dio che sistemasse autonomamente tutte le cose sarebbe un Dio che si impone, che toglie la nostra libertà di intervento sul mondo: di fare in modo che arrivi acqua e pane dove serve, di evitare di produrre armi e di insegnare il dialogo e il rispetto anziché le sberle, ad ascoltare, comprendere, abbracciare.
Abbiamo bisogno del male per comprendere il bene.

Gino Strada dice sempre che l’obiettivo di Emergency è di non servire più.
Ma giacché c’è bisogno e finché c’è bisogno abbiamo la libertà di decidere che fare. E prima ancora “se” fare.

Questa è la cornice di senso (per me) che ha alimentato le 2 serate di venerdì e sabato (6-7 nov 13) quando qui, a Sesto San Giovanni (Spazio Arte), Emergency ha organizzato una raccolta fondi.
Venerdì sera si è ballato il tango, c’erano veramente tantissime persone, grazie in particolare a chi (Annastella Fiore e Andrea Pallante) ha chiamato a raccolta i ballerini da ogni dove.
Sabato sera dedicata al boogie, meno persone ma ugualmente bello.

La generosità di molti (ho visto lasciare 20/30 € all’ingresso quando ne erano “consigliati” 5 e ho visto pagare 10 € un cocktail che ne costava 3,50) ha avuto la meglio sulla mia stanchezza (ero al bar insieme a Emiliano, un volontario Emergency) e quando ho visto la sveglia segnare le 3.33 e ho chiuso gli occhi non ho pensato all’indomani, alla spesa da andare a rifare per il boogie e gli alcolici da reintegrare (finito tutto con il tango, nemmeno un cubetto di ghiaccio!!!) ma a un ragazzo che non conosco, che non conoscerò mai e che mai mi conoscerà ma che domani avrà una protesi per poter riprendere a correre.

Caro fratello afgano, uno di noi ti ha fatto saltare su una mina prodotta a pochi km da qui e un altro di noi, attraverso gli 8 passi del tango e al triple step ha cercato di porre rimedio.
E in te si sono manifestate le opere di Dio…

Almeno, io l’ho vissuta così…
 
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